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Cinque Minuti

Cinque Minuti

Rise. Il fumo che aveva appena aspirato si riversò fuori dalle labbra, dissolvendosi nell’aria grigia di quella giornata invernale.

I loro occhi si incrociarono mentre le Marlboro si consumavano tra le dita.

Quella luce opaca aveva reso gli occhi di lei ancora più grigi e gli occhi di lui ancora più verdi. Perché erano così vicini ma non riuscivano a capirsi?

Lei gli gridava amore eterno mentre lui cercava compromessi, incapace di rinunciare alla sua libertà.

Guardava le movenze di lei, così sicure e femminili. Dio che begli occhi aveva. Dio quanto amava la sua compagnia. Com’era bello ascoltarla e suonare il pianoforte per lei mentre dormiva. Scosse la testa. Doveva smetterla.

Si guardavano, immobili.

Lei stava immaginando un futuro a cui lui aveva deciso di rinunciare. Sorrise, ignara del fatto che quello sarebbe stato l’ultimo pomeriggio che avrebbero trascorso insieme.

Si stava avvicinando l’ora del rientro. Del suo ultimo rientro, ma lei non lo sapeva.

Così decise di dirlo ad alta voce «Dobbiamo andare». Non voleva, ma doveva tornare a casa.

Arrivarono in stazione e guardarono la tabella degli orari. Il destino aveva deciso di regalarle cinque minuti in più con il ragazzo che amava: il suo treno era in ritardo.

Fu quando lui si accese un’altra sigaretta, quel tremore nella fiamma dell’accendino. Quando lui si guardò intorno innervosito, quella luce nel suo sguardo. Fu allora che capì.

Capì che aveva preso una decisione che lei neanche aveva considerato.

Capì che stava mettendo una fine a qualcosa che non era mai iniziato.

Non sapeva se benedire o maledire quei cinque minuti in più, ma il destino non le concesse altro tempo.

Arrivò il treno.

Era il momento dell’addio non dichiarato, del «ci vediamo» recitato.

Come potevano i loro corpi toccarsi se tra loro vi erano l’ego di lui e l’orgoglio di lei?

«Sei stata la cosa più bella che mi sia capitata» decise di sussurrare lei, prima di salire sul treno. Lui la guardò, non poteva rispondere.

Aveva preso una decisione, non poteva rispondere. E lei lo sapeva.

Il treno partì e lei non dimenticò mai l’«anche tu» che lesse nei suoi occhi.

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