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Cosa vedere a Maiorca #MallorcaTour2018 Pt.1

Cosa vedere a Maiorca #MallorcaTour2018 Pt.1

Un’isola paradisiaca:

acqua cristallina, sole, temperatura perfetta.

Ottimo cibo, tutto spagnolo.

Una birra sulla spiaggia, prima che si avvicini l’ora del rientro.

La mia esperienza a Mallorca potrebbe riassumersi nelle righe precedenti, ma ora entrerò più nello specifico per permettere a chiunque volesse visitarla di godere appieno di quest’esperienza fantastica.

Compagnia aerea: Vueling (andata e ritorno da Bologna a Palma di Maiorca).

Alloggiohttps://www.olahotels.co.uk/

Date: 20 settembre – 28 settembre 2018.

Prezzo (2 persone): 800€+120€ di bagagli+350€ di noleggio auto

 

I giorno – Arrivo a Mallorca

Palma di MaiorcaSono esausta. Quest’avventura ha inizio il 20 settembre. È il giorno successivo al mio compleanno. Il giorno dopo la mia festa, The Virgin Party, alla quale sono seguiti un viaggio in treno Rimini-Bologna e un altro in navetta per raggiungere l’aeroporto. In sintesi: non chiudo occhio da decine di ore e potrei essere ancora ubriaca.

La Vueling ci regala immediatamente grandi emozioni scordandosi i nostri bagagli a Barcellona: mi sento Cami Hawke al suo arrivo in Indonesia con la Romizi Travel Agency.

Ci regaliamo un pranzetto in un ristorante di Palma, Calixto, dove provare la tipica paella mallorquina, e attraversiamo l’isola per recarci al nostro alloggio presso Portocolom, un bellissimo paesino sulla costa est.

Abbiamo noleggiato l’auto con la Hertz: ottima ma con uno scarso rapporto qualità-prezzo (fin troppo cara rispetto alle altre).

Il sole sta tramontando ed arriviamo nel nostro angolo di paradiso: Cala Marsal.

È stato amore a prima vista. Scenograficamente stupenda, ricordo che ogni rientro in albergo è stato come tornare a casa.

Il nostro monolocale era a 50 metri dal mare e a 20 metri da uno SPAR. Pratico, pulito, su misura per noi. Mi chiedete se vorrei tornare? Sì, subito.

La sera abbiamo mangiato un hamburger all’Asador Grill Ca’n Tomas poco distante dall’hotel. Posto raccolto e familiare, il cibo era molto buono e il personale cortese, forse addirittura impietosito dopo aver ascoltato il racconto del viaggio che avevo prontamente narrato sotto una combo allucinante di vino e stanchezza.

 

II giorno – Cala Marsal

Cala Marsal 1

Sono in attesa della mia valigia che dovrebbe arrivare in albergo, mi reco in reception per chiedere aggiornamenti ed eccole lì!

La mia valigia grigia, di quel color piccione orrendo… All’improvviso splende di luce propria.

Decidiamo di rimanere in zona perché si è fatto tardi, così ci godiamo il mare di Cala Marsal: uno spettacolo meraviglioso.

Acqua cristallina, apro gli occhi sott’acqua e vedo i pesci senza nessun bruciore. Sono senza parole. Finalmente una gioia.

Mi stendo sul bagnasciuga, il mare torna e ritorna senza sosta e mi bagna la schiena. Assaporo il sole che filtra dalle palpebre e mi godo il vero inizio di una vacanza stupenda.

Prendiamo un calice di vino nel bar adiacente la spiaggia e ci ritiriamo per programmare i giorni seguenti. O meglio, io e google programmiamo, Matte dorme.

 

 

III giorno – Cala Sa Nau, Calas Mondragó & S’Amarador

Cala Sa Nau: la caletta è meravigliosa e dalla spiaggia iniziano due percorsi sterrati che costeggiano il mare, uno dei quali si conclude con un piccolo tuffo.

Anche la spiaggia è meravigliosa. Ombrelloni, castelli di sabbia, conchiglie, tette… Tette? Sì. Proprio a Cala Sa Nau il topless ha iniziato a divenire un leitmotiv.

Nel pomeriggio ci siamo spostati nella riserva naturale Mondragó, che propone due spiagge speculari collegate da un breve tragitto sugli scogli, dal quale si può vedere la bellissima apertura sul mare aperto, in parte nascosto alle spiagge.

 

IV giorno – Cala Varques, Porto Cristo

Mattinata poco impegnativa iniziata con il trekking.

Dopo venticinque minuti arrancando nella natura selvaggia dell’isola, raggiungiamo la cala più bella di tutte. Un’oasi incontaminata, che prego  di mantenere tale: Cala Varques.

Acqua cristallina, fondale limpido, pesci amorevoli, medusine sporadiche, piccole e innocue, giusto a conferma che l’acqua è perfettamente pulita.

Qui, viene pronunciata la celebre frase di Matteo acclamata sui social: “Irene, in realtà l’aereo è caduto e siamo in paradiso. Sarà così per sempre”. Bugia, eccomi qui.

Dopo altri venticinque minuti per tornare alla macchina, evocando qualche personaggio famoso sotto il sole del primo pomeriggio, ci siamo spostati a Porto Cristo, per vedere le Grotte del Drago (Cuevas del Drach).

Avevamo già acquistato i biglietti online la sera prima, consiglio di farlo a chi pensa di andare in alta stagione perché il numero di visitatori è limitato.

Paragonerei le Grotte del Drago a una meravigliosa cattedrale gotica, naturale e sotterranea, che consiglio vivamente di visitare. Il tour si conclude con un concerto di musica classica dal vivo molto scenico (purtroppo non si potevano fare foto e video).

Dopo un giro per il paese ricco di scorci incantevoli (che oserei definire irlandesi a tratti), siamo rientrati dopo un Burger King al volo.

Avrei potuto ometterlo, ma la sincerità prima di tutto.

 

V giorno – Cala Anguila, Playa Es Trenc

La Savina – Cala D’Or

Convinti di trovare una lunghissima spiaggia bianca, eccoci a Cala Anguila. Cala. Anguila. Mi rivolgo subito al bagnino rifiutandomi di accettare l’evidenza “Scusi, ma non dovrebbe essere una spiaggia lunga?”. Ebbene no. Piccola ma molto carina, di speciale offre un tuffo molto alto e un’acqua meravigliosa.

Abbiamo deciso di spostarci prima del previsto a Playa Es Trenc perché ci era stata consigliata da alcuni amici, e lo spostamento (a differenza di quelli precedenti) era un po’ più lungo.

La spiaggia è molto bella, con qualche alghetta, ma soprattutto lunghissima, una Riviera Romagnola bianca, con un’acqua spaziale ma senza ombrelloni o sevizi.

Questo mare finalmente si affaccia a sud-ovest e ci godiamo il primo tramonto da cartolina. Uno spettacolo fantastico, reso meno romantico dal tentativo di fare un time-lapse mozzafiato senza passanti nel mezzo. Un’ora passata ad atteggiarmi come un vigile del traffico

La sera abbiamo mangiato a Cala D’Or – piccola e turistica, è piena di ristorantini molto scenici che la rendono particolarmente viva, tanto che ce ne siamo innamorati e siamo tornati la sera dopo.

Abbiamo mangiato a La Sivina: paella (consigliatissima!), cheese cake e vino locale. Prezzo un po’ alto ma nella media della città.

Dopo cena, Matte ha provato la pulizia dei piedi nelle vasche con i pesci… per maggiori info, cercare le stories in evidenza su Instagram.

Il capitolo della lepre

Stavamo rientrando e vidi una lepre vicino alla strada. Notai che non si spostò al nostro passaggio, quindi decisi di scendere per accarezzarla.

Nel momento in cui tentai di avvicinarla, la leprotta scappò impacciata, trascinando le zampe posteriori. La scena mi gelò il sangue e Matteo corse a recuperarla, ancora prima di capire cosa fare.

La portammo in albergo per pulirla e disinfettarla. Le fasciai anche una zampina posteriore ferita con delle garze recuperate in reception, ma continuava a non muoversi.

Ci fissava docile e bevve dalle mani di Matteo un po’ d’acqua, spossata e forse grata per non averla lasciata ferita in mezzo alla strada.

La mattina successiva chiamai il soccorso della fauna di Mallorca, che mi invitò a lasciarla ad un veterinario dove l’avrebbero prelevata in giornata – questi, appena la vide, affermò che una lepre selvatica non sarebbe mai stata curata, ma soppressa. Non era un animale da salvaguardare e non era in grado di sopravvivere dal momento che non poteva camminare.

Non sapevamo cosa fare. 

L’unica possibilità, nel caso non avesse avuto la spina dorsale spezzata, era che la tenessimo fino a completa guarigione, ma per conoscere le sue effettive condizioni era necessaria una radiografia.

Purtroppo la schiena era rotta e non c’era nulla da fare.

La soppressero tra le mie braccia, un episodio strano ma incredibilmente vero. Non immaginavo quello che potevano pensare quegli infermieri spagnoli che vedevano due italiani in una sala, con una lepre selvatica destinata a morire tra le braccia, mentre le facevano ascoltare i rumori della natura su YouTube, per farla sentire a casa.

La seppellimmo su una collina lontano dalla strada.

Fu una mattina incredibile, paradossale. Penso che questa storia racconti alcuni dei momenti più intensi che abbia vissuto a Maiorca e che ricorderò, come se fosse ieri, per sempre.

 

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