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Su quel ramo del lago di Como – Lecco e Bellagio

Su quel ramo del lago di Como – Lecco e Bellagio

Sabato scorso ho fatto una bella gita fuori porta tra Lecco e Bellagio.

Come forse chi mi conosce saprà, il “mare” di Rimini mi manca molto. Uso le virgolette perché non penso che quella pozza d’Adriatico più verde che blu si meriti proprio questa definizione, ma vivere al mare non significa fare il bagno e prendere il sole. Non per forza.

Significa arrivare sulla spiaggia e ascoltare il rumore delle onde. Per me è aprire i polmoni e inspirare profondamente, mentre i piedi affondano nella sabbia.

È lasciar correre i pensieri sulla cresta dell’acqua, lontano, fino all’orizzonte. È l’aperitivo dopo lavoro e una corsa in bici verso casa. È, in pratica, libertà.

A Milano è difficile provare questo senso di evasione, è difficile allontanarsi dalle cose e dalle persone quando ne sono immersa.

Ma provo un sentimento simile quando vado al lago, quando vedo dei bellissimi paesaggi che mescolano alberi, promontori e riflessi d’acqua componendo una bellissima cartolina.

La macchina corre in mezzo agli alberi, seguendo le curve della sponda che sembra non finire. Non si può che divorare con lo sguardo tutto ciò che scorre fuori dal finestrino.

È un sabato piovoso e il lungo lago di Lecco è deserto. Ma sento un piacevole senso di pace, mentre osservo la statua dorata in mezzo all’acqua che scopro rappresentare il patrono San Nicolò.

Dopo un buon sushi, è tempo di vedere Bellagio. Inizia a piovere, ma non ci faccio caso, perché mi sto godendo una cioccolata calda sotto il portico del lungolago. Non so che ore siano, mi sento in vacanza.

Poi un giro per le viette, tutte risalgono la collina con dei gradini in pietra che mi ricordano un po’ gli scorci di Taormina. Arrivo alla famosa biforcazione che divide i due rami del lago di Como e mi godo il tramonto.

Il senso di pace non mi abbandona per tutto il tragitto di ritorno.

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